Gestire la crisi di impresa

La gestione della crisi di impresa comporta molto spesso la sottoposizione alle pressioni di creditori (istituti di credito, fornitori e dipendenti) che, temendo il fallimento o l’impossibilità di un recupero anche in tempi celeri del proprio credito, “costringono” l’imprenditore ad azioni o promesse che col tempo si rivelano suicide per l’impresa.
Senza contare che, nonostante con le riforme del nuovo diritto fallimentare, si sia cercato di tutelare l’imprenditore dall’interruzione brutale dell’accesso al credito in momenti critici, di fatto tale orientamento e’ nella maggior parte dei casi disapplicato.

Il trust e’ ancora una volta lo strumento che può essere di aiuto in queste situazioni.

L’imprenditore infatti può trasferire l’impresa ad un trust con lo scopo di realizzare un piano di salvataggio per tutelare gli interessi dei creditori sotto la direzione ed il controllo degli stessi,msostituendo pertanto il controllo giudiziale con quello dei creditori.

Il ruolo attivo dei creditori dovrebbe sicuramente avere il positivo effetto di permettere all’impresa di continuare, alla guida in un trustee esperto, la propria attività che, al termine del trust, sarà restituita al disponente.

Trust simili sono già stati accolti favorevolmente da alcuni tribunali che hanno omologato trust di ristrutturazione così impostati.

Certamente le clausole che debbono esssere previste ed o ogni volta studiate sono molteplici e complicate e soprattutto debbono essere valutate e perfezionate sulla complessità della realtà aziendale.

Questa gestione finalizzata alla cooperazione e al vantaggio di tutte le parti (di risanamento dell’impresa e restituzione alla stessa di credibilità, di maggior tutela per i creditori, di sfoltimento delle procedure all’interno degli organi giudiziari) deve certamente essere considerata con favore e può considerarsi la rappresentazione di una nuova mentalità imprenditoriale.

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